CABINA DI REGIA MALPENSA-MALAVITA

’Ndrangheta, in Lombardia oltre cinquecento affiliati, clan potentissimi

La regione “colonizzata” dalle cosche, secondo la Direzione nazionale antimafia. Sono le più potenti al mondo, dopo quelle calabresi.

La ’ndrangheta è diffusissima “oltre il territorio calabrese”. E l’organizzazione più forte è in Lombardia, “secondo il modello della colonizzazione”. Un’infiltrazione lenta, iniziata negli anni ’60: oggi gli affiliati lombardi sono più di 500. Sono i dati della relazione annuale della Direzione nazionale Antimafia: 1.100 pagine, in parte dedicate alle cosche locali e ai loro affari. In altri termini “si è diffusa attraverso il modello dell’imitazione: gruppi autoctoni hanno iniziato a usare linguaggi, riti, doti, tipologia di reati tipici della criminalità della terra d’origine”, si legge. Le indagini hanno accertato che nella regione sono operativi i “locali” (chiamati “La Lombarda”) di Milano, Cormano, Bollate, Bresso, Corsico, Legnano, Limbiate, Solaro, Pioltello, Rho, Pavia, Canzo, Mariano Comense, Erba, Desio e Seregno. A un certo punto poi le organizzazioni si sono unite e hanno avuto l’esigenza di avere una struttura di coordinamento sul territorio. Spesso nel tentativo di raggiungere “l’indipendenza” dalle cosche calabresi. Poi c’è il capitolo del narcotraffico: la presenza dei tre aeroporti di Linate, Malpensa e Orio al Serio fa del territorio un crocevia del traffico di sostanze stupefacenti.
Non solo Calabria
A quella calabrese e meridionale negli ultimi anni si sono unite le mafie straniere: composte da turchi, cinesi, marocchini, sudamericani, albanesi, russi e slavi. Un’ampia parte della relazione è dedicata alla mafie cinesi e al riciclaggio di soldi attraverso l’acquisto di immobili: il fenomeno è diffuso anche fuori dalla Chinatown milanese. Infine una nota sul lavoro del procuratore aggiunto Ilda Boccassini: è stato valutato in modo positivo dalla Dna soprattutto, per il blocco dei grandi patrimoni delle cosche.

 

malpensa/l'inchiesta della procura

«Auto messe nei boschi? D'estate è così ogni anno»

CARDANO AL CAMPO «E' sempre stato così. Non soltanto noi. Ma anche gli altri fanno la stessa cosa. Da maggio a settembre è un delirio, poi arrivano i fine settimana e le festività di Pasqua e Natale». Chi parla è un dipendente di uno dei parcheggi sequestrati dalla procura di Busto Arsizio: i reati ipotizzati vanni dal danno ambientale, a quello paesaggistico, alla truffa e in un solo caso al favoreggiamento del lavoro nero. Il business dei posteggi, in realtà, è milionario. I titolari dei posteggi (sei quelli indagati ma ce ne sarebbero molti di più) vivono, abbiamo scoperto, tra Miami e Tenerife. In vacanza tutto l'anno.
Come? Posteggiando auto a 100, 150 euro a settimana con la garanzia che la macchina è al coperto e custodita. «Ma figurati - spiegano i dipendenti - Al coperto ce ne stanno un tot. Il resto viene piazzata nei boschi». Una truffa da milioni di euro: «L'anno scorso abbiamo avuto un sacco di casini perché ha grandinato in estate e i proprietari delle macchine sono tornati dai viaggi a Malpensa e hanno trovato le macchine tutte bollate. Nessuno ha detto niente a livello di media: il maltempo ha fatto cadere le piante. Erano veramente inc..zati i proprietari delle auto».
I dipendenti in questione vogliono, per ovvi motivi, restare anonimi. invece all'area gestita dal cigliodromo di Cardano, i gestori semplicemente si «dissociano dall'accaduto ribadendo che non avevamo idea di quanto accadesse». E' la stessa area era stata oggetto di un sequestro nell'ambito dell'operazione «Il crimine» condotta dal Dipartimento antimafia di Milano con riunioni certificate (in quanto filmate) di capo clan nel ristorante del Ciglione stesso: «Non abbiamo nulla a che fare con l'accaduto», spiegano i gestori.
Negli altri posti, testimonianze rigorosamente a patto di non farsi riconoscere. «E' vero le macchine vengono messe al coperto sino a quando si può e poi vengono messe fuori. E allora? C'è chi le utilizza. Io no. Se dovessi lasciare una macchina vicino a Malpensa non lo farei. Non lo farei perché quello che c'è dentro sparisce; io lavoro qui ma non lo farei». Non solo; le truffe hanno anche una giustificazione: «La Sea ti fa pagare 300 euro circa a settimana - dicono i dipendenti - sono troppo cari. Qui ci lavorano un sacco di persone. Vogliono farci chiudere. Se la Sea facesse pagare meno, forse i suoi posteggi non sarebbero vuoti». E conclude: «Se adesso questo tizio - e indica un'Audi A3 - dovesse trovarsi con la portiera sfondata. Sai cosa farebbe? Partirebbe lo stesso. Perché la gente se ne frega».

26/9/2010 la provincia

 

Malpensa, provincia di Crotone: la storia di Modesto Verderio, consigliere leghista antimafia di Varese, lasciato solo soletto…

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Dall'aeroporto alle banche, la rete di "amicizie" della 'ndrangheta

Lonate Pozzolo
Dalle intercettazioni telefoniche emerse nell'ordinanza era palese il sistema di amicizie e connivenze con addetti dell'aeroporto e impiegati di banca da parte degli esponenti della "locale Lonate - Legnano"
«Bisogna denunciare, a fronte di una malavita che si serve dell'intimidazione e del silenzio che ne segue come strumenti e simboli di potere». Sono queste le parole usate dal Procuratore Generale di Busto Arsizio Francesco Dettori durante il consiglio comunale di Lonate Pozzolo tenutosi ieri sera, lunedì 11 maggio, e che ha avuto come protagonista la 'ndrangheta nel territorio tra Lonate, Malpensa e Legnano. L'intervento di Dettori si è soffermato proprio sul clima di silenzio e di omertà, di silenziosa e fattiva connivenza tra la società buona e quella malata affinchè questa non diventi una zona grigia che favorisce solo la parte malata della società.
Nelle 200 pagine dell'ordinanza in seguito alla quale sono stati effettuati 39 arresti di aprile questa "connivenza" è evidente in alcuni passaggi e intercettazioni: «Quello si prende i soliti 5000 euro - afferma Fabio Zocchi in una conversazione telefonica con Nicodemo Filippelli - ci fa passare dall'ingresso dei Cargo, io entro da lì come quando abbiamo portato tuo fratello, ti ricordi? Non ci hanno neanche guardato il pass». Fabio Zocchi, arrestato per associazione mafiosa insieme a Filippelli, parla di un suo conoscente che li ha aiutati più volte a muoversi all'interno dell'aeroporto permettendo il carico e scarico di merce senza che venissero effettuati controlli. Cosa passasse da Malpensa non è dato saperlo: armi, droga? Le intercettazioni parlano di un mucchio di soldi da spartire e tangenti per pagare il silenzio e gli omessi controlli. Proprio il silenzio di cui ha paura il Procuratore Generale Dettori che in consiglio comunale non si è rivolto solo alle vittime silenziose delle estorsioni, tante e dettagliate nell'indagine della Dda di Milano, ma anche ai silenzi pagati a peso d'oro tra chi non era immischiato ma si prestava a non ostacolare.
Oltre che a Malpensa la locale "Lonate-Legnano" poteva contare anche su impiegati di banca compiacenti che trattavano i vari componenti dell'organizzazione mafiosa come clienti privilegiati consentendo loro di disporre di informazioni (spesso coperte da segreto) sulle condizioni economiche di clienti già caduti nel reticolo dell'usura delle stesse banche alle quali si appoggiavano facilitando il compito della riscossione delle cambiali. In sostanza i membri della Locale sapevano anche di quanti soldi disponevano gli imprenditori usurati e in base a quello si regolavano nelle richieste di danaro. In un caso uno dei dipendenti della banca presso la quale Fabio Zocchi ha uno dei tanti conti a lui riconducibili lo informa dei fidi di cassa in possesso di un'azienda della zona, probabilmente sotto usura da parte della Locale: «Tienitela per te questa - dice l'impiegato - ha ottanta mila euro di fido di cassa e 100 mila euro di anticipo di riba...». Fabio Zocchi non è un ingrato e in cambio di queste preziose informazioni è solito fare regali di un certo tipo come appare in un'altra intercettazione nella quale si informa su quale sia la figlia dell'impiegato perchè "gli vuole portare un vestito elegante". Che dietro tali informazioni ci sia usura o riciclaggio poco importa agli impiegati "amici", la loro disponibilità è totale.

12/05/2009
Orlando Mastrillo varesenews

 

La silenziosa legge dei padrini padani

Autore: Mario Portanova www.altreconomia.it
Pizzo, usura e, per riciclare il denaro sporco, attività commerciali lecite: la ‘ndrangheta ha conquistato anche il varesotto, coperta dall’omertà

Obiettivo Malpensa
A Lonate Pozzolo e nei comuni vicini c’è un business più sostanzioso del pizzo e dell’usura: l’aeroporto di Malpensa. Il ramo è quello edilizio, dove la ‘ndrangheta in Lombardia va notoriamente forte, e i segnali di interesse non sono mancati. Lonate si trova sulla rotta di decollo e atterraggio dei jet, e il loro frastuono ha reso invivibili alcuni quartieri residenziali ai margini del paese. Dopo le inevitabili proteste, gli abitanti hanno ricevuto indennizzi per trasferirsi altrove. Ora, crisi di Malpensa permettendo, le aree rimaste libere dovrebbero convertirsi in nuovi servizi per i passeggeri: parcheggi, centri commerciali, alberghi, anche in vista dell’Expo 2015. “È una speculazione edilizia a rischio di infiltrazioni mafiose”, denuncia Modesto Verderio, 56 anni, consigliere comunale della Lega Nord (nella foto a fianco). “Solo a Lonate sono stati presentati una ventina di Piani integrati del valore di milioni di euro, tra hotel a 5 stelle, motel, centri sportivi...”. Antiquario appassionato di belle macchine, Verderio è il politico lonatese più apertamente impegnato sul fronte antimafia. A partire dal 2005 ha cominciato a raccogliere le confidenze dei commercianti su quel “sottobosco circondato da omertà”, ricorda, che nessuno aveva il coraggio di denunciare pubblicamente “per paura, per non mettere a rischio la famiglia, per evitare danni peggiori all’attività”. Queste confidenze, immediatamente girate ai carabinieri, hanno dato una spinta importante alle indagini sfociate negli arresti di aprile.
Secondo Verderio, la criminalità organizzata sta dimostrando interesse per il business immobiliare legato all’aeroporto. E lo sta facendo a modo suo. Il 10 luglio 2008, proprio nel cortile del municipio di Lonate, una bottiglia molotov ha provocato l’incendio della Mercedes di Orietta Liccati, dirigente dell’Ufficio tecnico. Il 27 gennaio 2009 è toccato al Suv di Danilo Rivolta, segretario cittadino di Forza Italia e titolare, insieme al fratello, del più importante studio di architettura della città, quello da cui passano tutti i progetti più importanti prima di approdare in Comune per essere approvati.

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